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Nella vecchia edicola

“Sono 17 gli obiettivi dell’Agenda 2030 dislocati come tazebao lungo la piazza di S. Donà per ricordarci che il pianeta ha bisogno di una virata profonda, di nuovi valori nel presente perché la Terra che ci ospita è in grande sofferenza.

Un’altra classe della scuola Secondaria di I grado questa mattina si è disposta nello spazio antistante la vecchia edicola, per riflettere sulle coltivazioni, sui materiali ottenuti da vegetali e il loro uso in altre culture, simile a ciò che proviene dalla civiltà contadina locale dove vivere dentro un territorio difficile significava imparare il ritmo in armonia con le valenze di un intero ecosistema.

Lo scopo è ritrovare, attraverso l’esperienza, quelle conoscenze che rendono indipendenti da tutto ciò che è scontato e già pronto per l’uso, dove la curiosità è la molla per aprire bauli colmi di saperi che attendono lo sguardo attento di chi si accorge delle cose tutte, nella complessità delle interazioni e dei nessi.

Le cose da sapere intorno a un seme e alla sua messa a dimora sono tante, fino alla sua manifestazione ultima, dalle radici, al fusto, ai frutti poiché le piante sono molto più competenti di quanto ci è dato cogliere da uno sguardo poco approfondito. Le piante sono libri aperti da consultare per imparare il linguaggio degli esseri viventi legati tra loro nella catena della vita.

Se l’utopia è il luogo del non ancora, la prima pianta da mettere a dimora in questo posto è l’energia giovane, intatta, che ha il coraggio di vedere e non solo di guardare, con l’incanto negli occhi perché sa che la realtà può essere cambiata. E’ a questa energia che Ortinvista vuole rivolgersi per riattivare quei flussi sopiti dal tutto pronto qui e subito. Non importa se piove o tira il vento di scirocco, l’appuntamento attende puntuale i suoi ospiti anche in questo luogo informale ed imprevisto.

Le domande incalzano curiose, mentre i giovani studenti si scambiano sguardi positivi. Le scatole piene di semi che Ortinvista accumula e conserva sono il sillabario per un linguaggio ritrovato e vivo.”

Di Antonella Carrer

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